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Sale: nuova ricerca, fa bene mangiarne tanto!... Chi ha ragione? 

03/06/2018 17:00

Quanto sale occorre consumare per prevenire l'ipertensione e le morti cardiovascolari? Secondo le Linee guida internazionali NON bisogna superare i 5mg al giorno, ma una nuova ricerca stravolge queste regole. Ed è subito bufera!  

Qualche giorno fa, un gruppo di ricercatori canadesi della McMaster University ha pubblicato gli esiti di una nuova ricerca effettuata sulla quantità di consumo di sale: i 5mg al giorno indicati dall'OMS sarebbero dannosi perché troppo pochi. Meglio mantenere invariati i consumi correnti in Europa e negli Stati Uniti e continuare a consumarne 17mg, ad oggi considerato un valore estremamente dannoso secondo le Linee guida per la sana alimentazione di tutti i Paesi.

Immediata la reazione della Società italiana di Nutrizione umana, del Gruppo di Lavoro per la Riduzione ed il Consumo di Sale Italia e dell'American Heart Asssociation che accusano i ricercatori di aver condotto uno studio pericoloso e di pessima qualità che cancella una base solidissima ed estesa di evidenze pubblicate su prestigiose riviste scientifiche.

Secondo la denuncia delle associazioni e organizzazione coinvolte, dire ad europei e statunitensi che non occorre ridurre il consumo di sale significa cancellare i già difficili e lenti progressi della popolazione ad assumere stili di vita più corretti e sani e vanificare l'impegno verso la riduzione dell'ipertensione e le morti cardiovascolari. 

Chi ha ragione? Meglio mangiare meno sale o si può continuare con i nostri abituali standard?

Secondo la replica della Società italiana di Nutrizione umana, lo studio canadese non è da ritenersi valido perché avrebbe commesso diversi gravi errori:

 1) "il disegno generale dello studio risulta inadeguato” perché è basato sull’analisi di dati racconti in precedenza per “studi di intervento farmacologico e NON per ricerche in ambito nutrizionale”. Il campione dello studio, tra l'altro, è composto indistintamente da individui di nazionalità completamente diverse ma senza tenere conto del fatto che culture e stili di vita differenti sono in grado di influenzare profondamente il risultato delle analisi; 

 2) gli individui presi in considerazione non si differenziano solo per la nazionalità, ma anche per peculiarità di salute. “Molti dei partecipanti allo studio, infatti, erano soggetti ad alto rischio cardiovascolare in quanto ipertesi, diabetici e/o dislipidemici o addirittura già colpiti da infarto o scompenso cardiaco, quindi sottoposti a intense terapie farmacologiche, incluso diuretici ad alte dosi.” Eppure, lo studio non prende in considerazione questa variabile;

 3) per calcolare il sodio nelle persone coinvolte nello studio è stata effettuata una singola raccolta urinaria a digiuno al mattino, ma questo sistema è totalmente inadeguato. "L’escrezione di sodio nelle urine, infatti, varia purtroppo notevolmente nel corso della giornata e addirittura sarebbero necessarie non una ma più raccolte delle 24 ore per definire con una certa accuratezza il consumo di sodio medio di ciascuno di noi". 

 4) gli autori della ricerca dicono che consumare 5 grammi di sale al giorno è più dannoso di consumarne 12 o più (in contrasto con tutta l’evidenza disponibile in letteratura), ma – allo stesso tempo – dicono anche che le minori assunzioni di sale sono collegate ad una minore ipertensione. Questa paradossale contraddizione da sola smonta la validità dell'intero studio, sostiene la Società italiana di Nutrizione umana: “Com’è possibile sostenere che sia preferibile avere valori di pressione più alti quando tutti gli studi disponibili dimostrano che a valori pressori più alti corrispondono più casi di malattia e di morti?”

3) in ultimo, “le persone con consumo di sale “presuntivamente” basso, cioè pari o inferiore a 5 grammi al giorno, sono di fatto molto poche in questo studio per cui pochissimi in assoluto sono gli eventi cardiovascolari che le colpiscono, esattamente 35 (circa il 2% del totale degli eventi registrati). Su un numero così basso di eventi la possibilità di errore nella valutazione statistica è altissimo”.

Per tutte queste ragioni, la Società italiana di Nutrizione umana, insieme con l' American Heart Association ribadiscono la necessità di rigettare le affermazioni dei ricercatori canadesi e proseguire con forza nella diminuzione del consumo di sale e, quindi, nell'impegno per la prevenzione delle morti legate all'ipertensione e ai connessi problemi cardiovascolari. 

 


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